Il
Gabbiano
Sotto
la fragranza dei pini
mossi dalla frizzante brezza marina,
trascorre il
sonnacchioso pomeriggio, mentre
attendiamo che sulla spiaggia rovente
la canicola lasci il posto alle ombre più lunghe.
Occhieggiamo
ansiosi il cancelletto di legno, aspettando il cigolio che annuncia
l'arrivo di Nonno Franco,
con i suoi giochi che incantano e le sue novelle che ci portano
lontano.
Ed eccolo che arriva.
Subito ci si rianima: i bimbi lasciano il pallone e le racchette,
i grandi dimenticano le carte ed il libro, chi fa la pennichella
apre gli occhi attento e si rizza dalla sdraio.
E
mentre i suoi occhi vivaci catturano la nostra attenzione, la
sua voce modulata ed accattivante ci prende per mano.
"Era
un pomeriggio tranquillo come questo, sulla spiaggia i bagnanti
si crogiolavano sotto il sole sonnecchiando e lo sciabordio
delle onde favoriva la quiete ed il riposo.
Io
lavoravo ad una nuova creazione quando ... improvvisamente la
spiaggia si animò, la gente si radunò, le voci
si alzarono, i bimbi riscossero le mamme dai loro teli roventi,
trascinarono i babbi da sotto gli ombrelloni.
Mi
avvicinai incuriosito al capannello che in breve si era formato,
da cui proveniva uno stridio lamentoso. Sulla sabbia bagnata
dal mare un povero gabbiano
muoveva a fatica le sue ali, saltellava con le zampette, insicuro,
roteava le lucide biglie scure, impaurito, e lanciava acuti
gridi.
Cercai
di accostarmi a lui, ma mi sfuggiva e non mi lasciava avvicinare.
Con pazienza e tranquillità mi feci sempre più
vicino finchè riuscii a vedere cosa era successo.
Lo
sfortunato gabbiano si era impigliato in un filo da pesca che
gli si era attorcigliato intorno ad un'ala.
Ogni suo tentativo di liberarsi peggiorava la sua situazione,
intrigando sempre di più lo spago.
Cercai
di rassicurare il volatile e mi procurai un tronchesino. Con
pazienza ed attenzione recisi il filo, mentre parlavo dolcemente
a quella maestosa creatura costretta a terra.
Il
gabbiano parve calmarsi e quasi assecondava il mio lavoro. La
gente intorno a noi guardava con apprensione, i bambini rincuoravano
l'animale con semplici e dolci parole.
Finalmente
riuscii a liberarlo. In un primo momento il gabbiano restò
immobile, quasi incredulo della ritrovata libertà, ancora
timoroso.
Quindi sbattè le ali, prima con cautela poi sempre con
maggior sicurezza, fece alcuni saltelli sulla spiaggia marcando
il bagnasciuga con le sue caratteristiche impronte.
Lanciò uno strido
acuto e si innalzò nel cielo, alto, imponente e libero,
mentre tutta la spiaggia lo salutava con applausi e urla di
gioia.
Lo
vedevamo volare sempre
più in alto, allontanarsi, diventare sempre più
piccolo, ma noi allungavamo lo sguardo per seguirlo fin dove
possibile.
Quando
ormai era un puntino quasi impercettibile, lo vedemmo diventare
più grande, distinguemmo nuovamente la sua sagoma, avvertimmo
i suoi gridi acuti e d'improvviso fu su di noi.
Sembrava
inclinarsi, finchè si posò sulla sabbia, a pochi
metri da me, chinò il capino, lo girò intorno,
saltellò, sbattè le ali, lanciò un alto
grido e poi si levò di nuovo in volo.
Noi tutti, osservandolo
in silenzio ed esitando a pronunciarci, pensavamo che il suo
fosse stato un vero e proprio gesto di riconoscimento; finchè
un bimbo esclamò: "Mamma, è tornato! E' tornato
a salutarci e ringraziarci! Hai visto?". "
Gli
occhi di Nonno Franco
si illuminano mentre racconta questa storia che l'ha arricchito
di un'esperienza così coinvolgente e gratificante.
Anche a noi il ricordo
delle sue parole renderà più serene le lunghe
sere invernali.